A Gemona il primo film a soggetto girato in Friuli

La storia del Friuli come location cinematografica per film a soggetto comincia nel 1952 con Penne nere di Oreste Biancoli, girato in Carnia, prevalentemente a Sauris di Sotto e in parte a Villa Santina e a Rivoli Bianchi di Tolmezzo. Interpretato da Marcello Mastroianni, Marina Vlady, Camillo Pilotto, Enzo Stajola (il bambino di Ladri di biciclette e di Cuori senza frontiere) e sceneggiato tra gli altri da Giuseppe Berto, Salvator Gotta e Paola Ojetti, il film rappresenta la prima “trasferta” friulana di Cinecittà e anticipa di diversi anni sia il kolossal Addio alle armi, che nel 1957 porterà Hollywood in Friuli, sia La grande guerra di Monicelli, del 1959.
Proseguendo nel suo programma di diffusione e riscoperta del cinema legato al territorio, la Cineteca del Friuli proporrà Penne nere giovedì 18 marzo alle ore 21 al Cinema Sociale di Gemona. La proiezione sarà introdotta da Carlo Gaberscek.
L’occupazione cosacca dell’Alto Friuli tra l’autunno del ’44 e la primavera del ’45 è stata oggetto di indagine, soprattutto nell’ultimo decennio, in diversi articoli, libri, servizi televisivi e documentari. Ma Penne nere rimane l’unico lungometraggio che abbia affrontato il tema della convivenza del popolo carnico con i cosacchi, là dove la popolazione locale era costituita prevalentemente da donne, vecchi e bambini, essendo gli uomini stati arruolati tra gli alpini e mandati a combattere in Albania. È in questo contesto che si svolge la vicenda del film, dove la grande storia si intreccia con le vicissitudini di una famiglia e con la storia d’amore tra Pieri (Marcello Mastroianni) e Gemma, una giovanissima Marina Vlady alla sua prima importante esperienza cinematografica.
A suggerire la location era stato Chino Ermacora (che successivamente seguì le riprese come inviato), interpellato dall’udinese Giuseppe Driussi, autore del soggetto insieme a Biancoli. I “primi personaggi” sono infatti un paese alpino, una diga (che nella trama i tedeschi in ritirata vogliono far saltare) e un monte, elementi che a Ermacora fecero pensare subito a Sauris di Sotto, con la sua architettura tradizionale, le vette intorno e la grande diga di La Maina inaugurata nel 1949.
Il paese di Sauris che si vede nel film, con le classiche case in legno, i ballatoi, i fienili, le alte case ottocentesche in pietra e le viuzze strette e acciottolate, è un altro dei tanti motivi d’interesse di Penne nere, documentazione visiva dello stile saurano originale, di un’architettura e di un paesaggio che nei decenni successivi si sono in parte modificati.
Poco di originale ha invece la parlata. Benché si sentano alcuni canti tradizionali friulani, i personaggi non si esprimono nella lingua locale ma in un italiano lievemente venetizzato: una scelta fatta in base alle esigenze produttive e distributive del tempo, oltre che per la difficoltà di far parlare in friulano gli attori protagonisti.

